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Martha and the Muffins – Echo Beach (1980)

Ho scoperto per caso questo pezzo (e questa band), mentre facevo la spesa in uno store cinese.
Dovrò recuperare tutto l’album in cui è contenuto, perché è un brano davvero “appiccicoso”. Quanta grande musica ci riserva il passato.

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Cinque volumi fondamentali di poesia dell’Est Europa

Ieri è stata la Giornata Mondiale del Libro, e per me l’occasione per fare un resoconto di ciò che desideravo acquistare da tempo.
Per me leggere, oltre che un piacere, è anche un modo per continuare a crescere come autore, confrontandomi con chi ha lasciato segni profondi nella cultura moderna e contemporanea.
Ne approfitto quindi per consigliarvi cinque magnifici volumi di poesia dell’Est Europa, specificamente Polonia e Russia.

Iniziamo dal celebre “La gioia di scrivere”, la monumentale raccolta – su Adelphi – del Premio Nobel Wisława Szymborska. La conoscete già, giusto?
Su di lei si è già detto tutto, il libro lo si trova a un ottimo prezzo su amazon e altri canali.

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Approfondimenti: https://it.wikipedia.org/wiki/Wis%C5%82awa_Szymborska

Un altro volume indispensabile è “New and collected poems” del grande poeta polacco Czesław Miłosz, che raccoglie ben 70 anni (1931-2001) di scrittura del Premio Nobel 1980.

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Il corposo volume (800 pagine) è in inglese, non esiste ancora un volume così completo in italiano. Ma, complice il fatto che non mi dispiace affatto leggere in inglese, e che ieri il libro era all’incredibile prezzo di 6,50 euro (!), non me lo sono lasciato sfuggire.
Approfondimenti: https://it.wikipedia.org/wiki/Czes%C5%82aw_Mi%C5%82osz

Restiamo sempre in Polonia ed ecco questo bel volume, pubblicato da Adelphi, di Adam Zagajeswki. Anche lui un poeta fondamentale, per giunta ancora vivente: la raccolta, intitolata “Dalla vita degli oggetti” (Adelphi), è ben fatta e include poesie scelte dallo stesso poeta.

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Per approfondimenti: https://it.wikipedia.org/wiki/Adam_Zagajewski

Ci spostiamo quindi in Russia, e qui siamo al cospetto di un gigante: Vladimir Majakovskij, anima tormentata e dalla creatività a dir poco straordinaria. Un maestro, per quanto mi riguarda, così come lo fu – in Polonia – Milosz.

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Fortuna che su di lui è stato pubblicato in italiano di tutto e di più (comprese le lettere): personalmente vi consiglio la raccolta “Poesie” su Rizzoli, ben 500 pagine del meglio di Majakovskij con testo originale russo e traduzione italiana, a poco più di 10 euro.
Per approfondire questo autore fondamentale: https://it.wikipedia.org/wiki/Vladimir_Vladimirovi%C4%8D_Majakovskij

Infine, ma non meno importante, ecco la chicca. Nicolaj Zabolockij (o Zabolotskij) è stato uno dei maggiori poeti russi della prima metà del Novecento, eppure i suoi versi straordinari sono ancora poco conosciuti in Occidente. In traduzione inglese esiste solo un volume antologico (“Selected Poems”, su Carcanet Press) pubblicato nel 1999 e ora disponibile, fuori catalogo, all’incredibile prezzo di 1000 euro e oltre.

In italiano, invece, nel 1962 venne pubblicato un volume di 145 pagine intitolato “Colonne di piombo” (Editori Riuniti, collana “Scrittori sovietici”, maggio 1962), che raccoglie la prima – e probabilmente più interessante – fase artistica di Zabolockij, risalente a circa 30 anni prima di questa edizione italiana. Questa è l’unica opera stampata di Zabolockij, che sia anche tradotta in italiano.

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Ebbene, quel volume, dal lontano 1962, non è mai stato ristampato e si trovano solo rimanenze d’epoca qui e là, su ebay e altri siti.
Ho trovato una copia intonsa del 1962 a soli 12 euro e non me la sono lasciata sfuggire.
Se volete avvicinarvi a questo grande poeta, vi consiglio questo articolo eccellente della rivista Esamizdat, che include anche oltre 20 poesie di Zabolockij tradotte in italiano. Scoprirete un autore ispiratissimo, capace di trarre dal cilindro immagini fantastiche, persino dalle situazioni e dagli oggetti più umili: http://www.esamizdat.it/rivista/2007/1-2/pdf/temi_trad_zabolockij_eS_2007_(V)_1-2.pdf
E la pagina Wikipedia: https://it.wikipedia.org/wiki/Nikolaj_Zabolockij

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Una storia di confini

Non pubblico da tempo nuovi lavori, non perché non ci sia un “work in progress” che faccia da seguito a “Le stanze dentro” (ci sono almeno 20 nuove poesie in lavorazione) ma perché il lavoro da insegnante mi porta via molto tempo, e perché, dopo essere diventato ufficialmente “uno scrittore” (e qui c’è uno spunto critico al riguardo, anche nella poesia che segue: lo scrittore “scrive e basta”, anche “sull’acqua”, “sui corpi dei leoni”, non necessariamente pubblicando un libro), sono diventato molto esigente nei confronti di me stesso, e non voglio più proporre sul blog lavori di cui sono incerto.

Questa è una delle liriche che sicuramente entrerà nella prossima raccolta (che,  trovando un editore, non uscirà prima del 2020 inoltrato).

Una storia di confini

Troppo incanto
sbadiglia alle grotte,
s’inerpica sulla roccia
coi piedi lenti degli annegati.
Affonda, la bocca della mente,
tra i fossili delle sere pre-umane:
poi eccole,
uova di fantasma sgretolate sul selciato,
metà ad est di Greenwich,
metà dall’altro lato: è una storia di confini.
Una sedia vuota,
una folla di ottoni,
una coperta unta,
zampettano dai resti di guscio.
Metteteci un artista, sulla sedia:
potrebbe essere l’Ottocento
(così pare dalle tele arrampicate al muro).
Mettete uno scrittore, sulla sedia:
lui pubblica ovunque,
scrive sui corpi dei leoni,
scrive sull’acqua
scrive con la voce,
schiocca le palpebre.
Scrive.
Scrive che stanotte hanno avvelenato tutti
con ceste di fichi: sparivano i polmoni,
volando sopra i tetti con alucce d’insetto,
e ogni finestra era un porto senz’acqua.
Rubavano, i polmoni, i sogni della gente,
con una lenza appiccicosa
che era lingua di sauro:
cascavano, i sogni,
tutti in una cesta.
E così bruciavano le fiamme di incidenti stradali,
ma accanto si festeggiava il Pesach;
cavalli rinascimentali
irrompevano sulle autostrade
e c’era chi sognava resurrezioni,
e i morti,
risorti e impauriti,
si aggrappavano ai cavalli,
e i cavalli sbalzavano sulle lamiere,
nelle autostrade squarciate,
cunicoli della mente.
A volte accade,
sconfinano armenti di idee,
da Occidente a Oriente,
da uomo incosciente a uomo incosciente,
come se la pelle fosse
sottilissima,
un bordo trasparente.
E se un giorno sarò
uovo di fantasma
distruggerò il guscio
per scampagnare gli occhi
dove tutto è stato già coniato.
Ora i fantasmi del mondo pre-umano
sbocciano in cielo,
ad allattare i covoni terrestri:
le carnagioni egizie di Modigliani
scuotono il collo a destra e sinistra,
rugandosi d’ombra
(che grida e grida nella stanza senz’angoli, e ti salta addosso).
Manifesti e fari, e gente in posa
(orchestra nera di figure sottili)
e onde assetate di treni notturni,
e scampanellio di voci bianche.
Ora, c’è pace.
Ritorna presto, paesaggio urbano,
reticolato di arcobaleni in bianco e nero.
Ritorna presto, paesaggio umano.
Io preferisco il caos, all’esistenza.

Dipinto: Ruth Hartnup, “I dream in colour”

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Antologia “Capire per capirsi”, un inedito

“Tre scene del XXI° secolo” è entrata nella top 10 dei vincitori del concorso letterario “La zattera della medusa” ed è stata pubblicata nell’antologia “Capire per capirsi”. Una lirica che è un antipasto del mio nuovo progetto di scrittura che, ne sono certo, richiederà ancora diverso tempo per giungere a completamento.

Ricordo che l’iniziativa de “La zattera della medusa” è legata all’etnopsicologia volta al sostegno e alla riabilitazione del migrante, sicuramente un contesto lodevole e con implicazioni sociali.

Per il resto, come state? Per me è il primo anno di insegnamento su materia (insegno Storia e Geografia a due seconde medie), un’esperienza nuova e a cui sto dedicando buona parte delle mie energie. Nel weekend c’è un po’ di tempo per dedicarmi alla scrittura: divento sempre più esigente nei confronti di me stesso. Scrivo, confronto le idee, cerco nuove strade: non ho la smania di arrivare presto alla pubblicazione del secondo libro. Voglio solo che sia quanto di meglio io riesca a creare.

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Detskaya Literatura

“Detskaya Literatura” è stata una casa editrice per l’infanzia, nata in Russia nel 1933 per volere del governo sovietico. C’è da dire che per molti decenni qualsiasi produzione artistica, in Russia, doveva passare attraverso l’imprimatur governativo e attraverso le case editrici e discografiche di Stato (per la musica, ad esempio, c’era l’etichetta di stato Melodija, fondata nel 1964 e tramite la quale dovevano passare tutte le incisioni, le fabbriche di dischi e il commercio degli stessi).

 

Se si voleva sopravvivere, bisognava scendere a compromessi, e forti erano le pressioni a conformarsi e ad abbandonare influenze occidentali. Detskaya pubblicava anche singole fiabe a fascicoletti in versione tradotta in altre lingue, e anche questa bella stampa de “L’uccello di fuoco” di fine anni ’70/primi ’80 fa parte delle svariate cose (libri, oggetti, monete, francobolli) che mio padre portava dalla Russia ogni qualvolta ci faceva un salto.

 

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Hector – Liisa Pien (1975)

Musicista e cantautore molto noto in Finlandia, negli anni ’70 pubblica diversi dischi interessanti, con influenze psichedeliche e progressive. Il suo capolavoro è l’album Liisa Pien del 1975, che riesce nel tentativo arduo di mischiare brani originali a celebri cover di Procol Harum, King Crimson e Cat Stevens. Quando parlo di tentativo riuscito intendo dire che i brani, per quanto cover, sembrano scritti dalla sua stessa penna, per come si inseriscono alla perfezione nel mood umbratile e cupo del disco e per una certa uniformità di arrangiamenti (che rimanda tanto a certo prog cantautoriale quanto all’esordio dei King Crimson: non è un caso che il disco contenga una cover della celebre Epitaph).

Il disco è un concept album, ma a causa dei testi in finlandese non sono riuscito a decifrare il tema preciso (la copertina mostra una donna distesa per terra e un bicchiere). Ho scelto un brano scritto da Hector, la title-track, che è davvero maestosa e degna di essere accostata alle importanti cover rielaborate nel disco (tra queste segnalo una bella versione prog – con band al completo – di Sad Lisa, firmata da Cat Stevens). Per chi fosse interessato all’acquisto del 33 giri, segnalo la bella ristampa dell’etichetta Svart, in due versioni (vinile rosso limitato a 200 copie; vinile nero limitato a 300 copie).

A voi, Liisa Pien!