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Giveaway su Instagram!

Per chi è iscritto ad Instagram, annuncio che ho messo in palio una copia di “Le stanze dentro”! Come partecipare? Leggete qui: https://www.instagram.com/p/BsgSQ3IHtqj/

Il Giveaway è aperto fino alle 12,00 di martedì 15 gennaio.

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Hector – Liisa Pien (1975)

Musicista e cantautore molto noto in Finlandia, negli anni ’70 pubblica diversi dischi interessanti, con influenze psichedeliche e progressive. Il suo capolavoro è l’album Liisa Pien del 1975, che riesce nel tentativo arduo di mischiare brani originali a celebri cover di Procol Harum, King Crimson e Cat Stevens. Quando parlo di tentativo riuscito intendo dire che i brani, per quanto cover, sembrano scritti dalla sua stessa penna, per come si inseriscono alla perfezione nel mood umbratile e cupo del disco e per una certa uniformità di arrangiamenti (che rimanda tanto a certo prog cantautoriale quanto all’esordio dei King Crimson: non è un caso che il disco contenga una cover della celebre Epitaph).

Il disco è un concept album, ma a causa dei testi in finlandese non sono riuscito a decifrare il tema preciso (la copertina mostra una donna distesa per terra e un bicchiere). Ho scelto un brano scritto da Hector, la title-track, che è davvero maestosa e degna di essere accostata alle importanti cover rielaborate nel disco (tra queste segnalo una bella versione prog – con band al completo – di Sad Lisa, firmata da Cat Stevens). Per chi fosse interessato all’acquisto del 33 giri, segnalo la bella ristampa dell’etichetta Svart, in due versioni (vinile rosso limitato a 200 copie; vinile nero limitato a 300 copie).

A voi, Liisa Pien!

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Atlantide – L’uomo ed il cane (1976)

Questo brano è tratto da un disco davvero particolarissimo per tanti motivi. Oltre a essere uno dei pochi esempi di dischi hard rock cantato in italiano (mi riferisco a quelli pubblicati negli anni ’70: ovviamente in seguito abbiamo avuto molto altro sul genere), gli Atlantide avevano la particolarità di essere una band formata da quattro fratelli lucani emigrati in Germania nel 1973, i fratelli Sanseverino. Tutto in famiglia quindi. Riuscirono a esibirsi anche di spalla agli Scorpions e a ottenere buone recensioni, fino alla pubblicazione, nel 1976, del loro unico album, intitolato “Francesco ti ricordi”.

Siamo quindi di fronte a un’incisione ruspante ma con un bel muro di suono. Il difetto maggiore sembra essere proprio questa scarsa attenzione alla pronuncia, con una marcata cadenza del Sud Italia (la -t che diventa -d, con parole come “gende”, “niende” e “ugualmende”), ma è un aspetto che rende simpatico il disco e ne accresce il fascino. Ho acquistato la ristampa su cd diversi anni fa, e devo dire che non me ne sono pentito, perché il disco è davvero piacevole, ben suonato – torrenziale oserei dire – e con una bella vena melodica.

Ho scelto di postare uno dei brani più brevi e diretti, intitolato “L’uomo ed il cane”.

 

 

 

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Tre scene del XXI° secolo (Inedito)

Mentre vi ricordo che potete trovare “Le Stanze Dentro” anche su MondadoriStore e IBS (vi consiglio il primo perché ha copie disponibili, mentre amazon e Feltrinelli a quanto pare hanno esaurito la prima tranche di copie e occorre aspettare), il lavoro di scrittura continua.
A voi un’anticipazione di ciò che con tutta probabilità finirà in una seconda raccolta.

Tre scene del XXI° secolo

Alla maggiore età del secolo,
su pavimenti a sonagli,
ho raccolto tre frammenti.
Nel primo,
tra i fantasmi olivastri
delle Twin Towers,
nel madrigale dei tuoni metallici
restavano uncinati a pezzettini,
rampicanti su cespi di fiamma,
i versi a capo chino di Wisława Szymborska.
Tra fiordi rossi e magri
allevati col sangue di settembre,
facevano capolino paradisi di semi.
La gente, a casa, ripuliva dal fuoco le televisioni.
La seconda scena, a Mumbai.
Uomini neri ringhiavano ai tabernacoli
e volava una kippah nei cieli indiani,
facendosi larghissima
in testa al Taj Mahal.
Stregoni sulle altalene
trafiggevano agnelli.
La terza, a Paris.
Tremavano le sillabe di Offenbach,
crollando in tre tronconi:
Ba-rbarism
Ta-chisme
Clan-destin.
E per destino,
staccatesi da terra,
voleranno le scene in un dipinto,
abbracciate su locomotive di mandorli,
appese sulla stecconata magiara
che gela i migranti del Secolo Ventuno.
Così noi, affacciati
sugli angolini delle antologie,
scivolando con gli occhi a centro pagina,
come levrieri a vela torneremo.
Ritorneremo incastonati al centro
ad esser parte di qualcun altro,
se ognuno è sempre,
in parte,
un altro.

Mauro De Candia ©2018

Dipinto: Ali Banisadr, Contact (2013)

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Styx – Man in the Wilderness (1977)

Bellissimo pezzo del 1977 degli americani Styx, una band purtroppo non troppo acclamata, nonostante una carriera davvero importante. Ci doveva pensare la soundtrack di Supernatural (la serie televisiva) a riportare in auge il brano e a renderlo noto e amato presso tanti giovani. Mi fa un po’ arrabbiare questo revisionismo modaiolo per la serie “la conosco solo perché è la canzone del telefilm”, ma in fin dei conti meglio scoprire una grande band in questo modo che lasciarla “morire” nell’oblio.
A voi, una delle più belle ballate rock dei 70s, Man in the Wilderness (dall’album The Grand Illusion, degli Styx).

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The Beatles – While My Guitar Gently Weeps (1968 – New Mix 2018)

Ristampato da poco il cosiddetto “White Album” in versione nuovo mix (anche in Blu-Ray audio), per celebrare il cinquantennale dell’uscita di quel mitico doppio album. Il lavoro svolto col nuovo mix è davvero ottimo, hanno ripreso le tracce dei singoli strumenti e ricostruito i brani utilizzando le moderne tecnologie.
Ma, per quanto mi piaccia discorrere di “tecnicismi”, passiamo alla musica: cosa dire di questo meraviglioso pezzo scritto dal compianto George Harrison? Che per quanto mi riguarda è non solo l’apice del “White Album” ma probabilmente l’apice emozionale dell’intera carriera dei Fab Four.
Nel brano suona anche Eric Clapton, chiamato da Harrison per arricchire il brano.
A voi, “While my guitar gently weeps”, tirata a lucido col nuovo mix.

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Superare Rupi Kaur e Bukowski: una piccola vittoria partita da Wordpress

Secondo le statistiche di Amazon.it, “Le Stanze Dentro”, pur se ancora in pre-order, è nella top 100 dei libri di poesia più venduti negli ultimi mesi (e già entrare nella top 100 è un bel traguardo, considerando l’ingente numero di pubblicazioni e autopubblicazioni presenti su amazon), contando tra le nuove uscite degli ultimi mesi sia novità che ristampe varie di classici (al primo posto troneggia la bella ristampa a colori della Divina Commedia).

Precisamente “Le Stanze Dentro” era un’ora fa al 40esimo posto, superando persino la “campionessa mondiale” Rupi Kaur (la sua seconda raccolta, “The sun and her flowers”, pubblicato il 13 settembre) e addirittura “Il meglio” di Bukowski (pubblicato il 31 ottobre per i tipi di Guanda). Per non parlare di Guido Catalano che, pur non essendo la mia “cup of tea” è sicuramente un autore che è riuscito ad affermarsi.

Un traguardo inatteso, ma che, di fatto, quello è.
Negli ultimi decenni la poesia non ha goduto di grande favore, forse a causa di opinioni errate che la volevano relegata alle rime baciate, o a personalissime sofferenze racchiuse in lamenti autoreferenziali.
Negli ultimi 2-3 anni, tuttavia, anche grazie all’avvento di Instagram, si è avuta una rinascita della poesia, che proprio a causa dei “tempi veloci” in cui viviamo, è diventata un mezzo per “comprimere” sensazioni e narrazioni.
Può un blog come questo aver contribuito a questo piccolo successo in pre-order?
Ho sempre pensato che una pubblicazione non può che trarre giovamento dal farsi prima conoscere “in divenire”, grazie a questo mezzo potentissimo che è il web, e solo dopo passare alla pubblicazione.
Numerosi infatti sono i poeti completamente staccati dalla realtà del web, che decidono di punto in bianco di pubblicare ma senza un background di diffusione online, precipitando nell’anonimato e nel disinteresse, scoraggiandosi perché partivano da premesse errate (“ho pubblicato e quindi verrò richiesto/acquistato”).
E poi, come detto, c’è Instagram: il mezzo preferito dai giovani, ma che ultimamente sta mietendo iscrizioni anche tra gli over 40 (ma diciamo anche dagli over 60!).
Vediamo dove riescono ad arrivare queste 78 pagine zeppe di strane cose, strani viaggi e strani personaggi, sempre in bilico tra poesia e micro-narrazione, attraverso un viaggio al limite del metafisico eppure tanto concreto.
Intanto continuerò sempre a ringraziarvi perché senza voi, il vostro sostegno e talvolta anche le vostre critiche (esposte in privato, o quando ad esempio vi sottoponevo tre poesie chiedendovi quale fosse a vostro parere la più riuscita delle tre) non sarebbe partito nulla.
Mi piacerebbe non essere da solo in questa avventura, perché ho sempre odiato il “cari lettori” e la divisione tra “me e il pubblico”. Soprattutto qui nel micro mondo di WordPress – meno torrenziale di Instagram e più selezionato – dove ci sono autori e autrici di poesie davvero bravi e originali: Monique Namie, Erospea e tanti altri, non mollate!