Pubblicato in: poesia

Polly

La ricordo solitaria nel campo
a rincorrere biglie di vetro,
scivolando sull’erba impressionista
la sua voce riempie i vuoti d’aria
come la febbre affonda nel corpo
e così i nomi delle cose restano impigliati
all’ailanto e al maggiociondolo
al sorbo e all’ippocastano
e tutto lo spazio tra i rami
ne raccoglie l’essere.
C’è una sfilza di oggetti,
animali,
persone,
che le chiede di essere pronunciata
salvata dalla fornace dell’inesistenza.
Quadri madidi di colore
crestati di squame parlanti
si ergono nella sua testa
mentre fuori dal corpo le memorie sono in fila
per mangiare il presente
riempiendo le loro scodelle senza fondo.
Polly oggi è luce di domani
è l’acchiappascintille nella notte.
Polly è una maniera per sopravvivere.
Racconta i tuoi ricordi ai piccoli
e sarai vivo tra cent’anni.

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Tu sei un esercito

Tu sei un esercito di bambole scalze
evocate per far compassione,
che infuriano di tenerezza,
di pioggia arrabbiata in grandine
che trabocca e costringe,
un po’ tutti
un po’ a tutto.
Crescendo più veloce degli occhi che hai addosso
vivi la tua percezione in differita
mentre l’impronta che lasci nel letto
germina e sfugge di vita propria.
Serri le labbra
come a nascondere in bocca un gioco,
consapevole che la parola ormai fuggita dalla tana
è un animale che non torna più indietro.
Sotto la pioggia indurita,
ingurgitata da una curva molle
stoni i semitoni dei tuoi passi nudi.
Una figura di cartapesta attende invano parole
spuntando tra la nebbia e la pietra
a braccia e gambe allargate
(una croce greca).
Dicono che ad ogni bacio segua una risposta:
Lui resta immoto sui tufi,
ondeggia,
scricchiola il muso
e poi si dissolve.
Ma tu sei un esercito,
e correrai muta
per sempre.

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