Pubblicato in: poesia

China Shop

Col non-sorriso di brocca sbreccata
e guance di gommapiuma
giocherellava coi dorsi delle carte
come fossero schiene di gatto
bidimensionali,
con la testa felina fuggita rotolando
nel suo pelo
e il corpo inerte e appiattito.
Recepì la richiesta: “Jiàng yóu”
con un’occhiata afona e nera
e lentamente
si disgiunse dalla sedia
interrompendo quella specie di solitario.
Allora le teste di carta-gatto ritornarono indietro
a reinnestarsi sulla schiena,
per la parentesi di sua assenza.
Ne accarezzai i miagolii con le ciglia
per quel frammento di non austerità,
finché – muta – ritornò con la bottiglia,
a sottomettere i dorsi di carte,
riflessi e spalmati sulla vetrina
sotto l’insegna “China Shop”.
La dissonanza dei linguaggi
contorce le interpretazioni:
provo a smontare gli ideogrammi
in pezzi
e a rimontarli con gusto,
e immediatamente cambiano forma
anche le cose.
Così la mia bottiglia è esplosa,
la soia scorre sul pavimento.
Ho chiesto scusa,
ma chissà cosa ho detto.

Creative Commons License
This work is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivatives 4.0 International License.

Pubblicato in: poesia

Una Matrioska

Tu sei come una matrioska
Se ti apri
sei dentro il tuo dentro,
se ti richiudi
resti fuori,
avvolta di durezza.
E se ti apri
vedi un po’ di luce
ma ti costa dolore
quel tuo spezzarti a metà.
E se ti rinchiudi
resti al buio
e ti costa dolore
il vivere cieca.
Ho rinchiuso male
le tue due metà,
e quel polso disegnato
si aggancia al fiore sul ventre
e l’altra metà del fiore sul ventre
lambisce la schiena,
con quei colori antichi e sbavati
e l’odore di legno e colla,
forte più dei colori.
È bastato poco,
sai,
la gente si scompone facilmente
e la lasciamo così
sulla mensola per anni ed anni
‘ché se provi a far combaciare la metà,
queste stridono,
e compriamo il silenzio
dimenticando i guaiti delle cose
nel ripostiglio.
Allenerò le mani
su una matrioska
per riparare la gente,
un giorno,
e farti tornare com’eri,
in silenzio.

Creative Commons License
This work is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivatives 4.0 International License.

Pubblicato in: poesia

Micro-Games

Una bambina solleva il pollice,
lo schiera come un’antenna
opposta al mignolo dell’altra mano.
Vuol dimostrare a sé stessa
che sa inarcare le schiene delle mani
come bestie a quattro zampe,
che sembrano dinosauri.
E se il medio è la lunga testa
l’indice e l’anulare sono le zampe anteriori
il pollice e il mignolo le posteriori.
La fa camminare sul suo corpo
come un ragno: si esplora.
La bestia solleva la testa,
mentre la mamma sta friggendo qualcosa
forse un uovo.
La bambina chiude il pugno,
poi lo schiude pian piano,
e versando il suo pasto immaginario nel piatto
ruota il dorso verso l’alto.
Si accorge che le vene sono ruscelli
tra le nocche-montagne,
vi soffia sopra ed è tempesta
scuote la mano ed è terremoto.
La cena è pronta,
e la mano torna ad esser mano,
umida di fantasia
in attesa del prossimo
piccolo gioco.

Creative Commons License
This work is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivatives 4.0 International License.