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Rush – Vital Signs (1981)

Un pezzo dei canadesi Rush (grande band), datato 1981 e tratto dall’album Moving Pictures, probabilmente il loro album-capolavoro (assieme al successivo Signals del 1982, quest’ultimo più orientato verso suoni sintetici).
Uno di quei pezzi che riascolterei anche 100 volte di seguito.

Unstable condition
A symptom of life
In mental and environmental change
Atmospheric disturbance
The feverish flux
Of human interface
And interchange
The impulse is pure
Sometimes our circuits get shorted
By external interference
Signals get crossed
And the balance distorted
By internal incoherence
A tired mind become a shape-shifter
Everybody need a mood lifter
Everybody need reverse polarity
Everybody got mixed feelings
About the function and the form
Everybody got to deviate
From the norm
An ounce of perception
A pound of obscure
Process information
At half-speed
Pause
Rewind, replay
Warm memory chip
Random sample
Hold the one you need
Leave out the fiction
The fact is
This friction
Will only be worn by persistence
Leave out conditions
Courageous convictions
Will drag the dream into existence

A tired mind become a shape-shifter
Everybody need a soft filter
Everybody need reverse polarity
Everybody got mixed feelings
About the function and the form
Everybody got to elevate from the norm…

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Spleen (Song #15)

Brano risalente al 2011, forse il mio brano più “debitore” a Ivan Graziani.

Come su un pavimento che si dissolve
si può cadere troppo giù.
“Mi dia 100 grammi di dignità,
li mangio stasera,
che tanto nessuno se ne accorgerà”.
Che strano risveglio,
se tocco il soffitto
da buon pipistrello resto su!
Mi invento una porta,
una via d’uscita,
che sia ben nascosta: tornerò.
Raggi di sole
mi sembrano spine,
corriamo in cantina
a rinfrescarci un po’.
Stanotte ho la febbre
ma poi vedrai,
vedrai che mi scende:
bisogna domarla
questa malattia.
Che strano tormento
qui sul pavimento,
ma cosa ci faccio
e perché?
Cosa mi son perso?
Mi sento di legno
e non ho più voce,
forse morirò qui…

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Shingetsu – Afternoon (After the Rain) (1979)

Gli Shingetsu sono stati una band giapponese di progressive-rock che ha esordito nel 1979 con un disco davvero bello, intenso ed emozionante, considerato un capolavoro nel suo genere. In realtà la loro produzione discografica va poco oltre quell’album, eppure sono rimasti una band culto (nel 2005 è persino uscito un cofanetto dedicato agli Shingetsu, con 5 cd e un dvd). Da quel mitico album del 1979 ho scelto un brano in particolare, forse il mio preferito tra gli otto brani di cui è composto l’album.
Sono anche felice del fatto che, per la prima volta dopo quasi 40 anni, sia stata effettuata una traduzione integrale di un brano di quest’album (interamente cantato in giapponese) in una lingua diversa dal giapponese.
Infatti la band traduceva – e solo in inglese – solo i titoli delle canzoni, non i testi.
Il merito per la traduzione dal giapponese in italiano di Afternoon (After the Rain) va tutto alla “straordinariamente poliglotta” e bravissima Monique Namie, del blog: https://moniquenamie.wordpress.com/
Grazie Monique, non so come avrei fatto senza di te, visto che i traduttori automatici facevano solo pasticci. A voi, testo tradotto in italiano (by Monique) e musica.

Pomeriggio dopo la pioggia – Afternoon (After the Rain)

L’impermeabile luccica già da un po’
dopo la pioggia
Ho dimenticato la telefonata e adesso è già troppo tardi
nel pomeriggio
La panchina del parco è umida
e non riesco a dormire
Sento una canzone che mi invita sull’arcobaleno
È una melodia celestiale
È un minuetto misterioso
Che mese è? Che anno è?
In quale paese mi trovo?
Lo stormo di colombe e gli zampilli della fontana bianca
mi hanno stancato
e ora canticchio su questo cielo dopo la pioggia
È l’armonia dell’estate
È la forma delle nuvole
Che giorno è oggi? Che mese è?
Che anno è? Si può sapere che giorno è oggi?!

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Una Pozza d’Acqua

Ho lasciato l’occhio
devastato di luce
nella pozza,
galleggiava come una boa
e raschiava le immagini riflesse,
mescolando il movimento
alle impressioni già vecchie,
perché un riflesso è sempre un passo indietro
all’originale.
Un uomo canta
e sposta metri cubi d’aria.
L’occhio galleggia,
si arena sul bordo asciutto della pozza,
e arretra il greto
ricoperto dei pezzi
delle immagini riflesse.
Ciò che resta nell’acqua
è il passo indietro del passato,
brama il restauro della mente:
scampano i fiotti
fuoriusciti dall’infanzia,
i più intatti e profumati
di cialda e gelato,
mai visti nel riflesso
ma sempre conservati
tra le dita,
nella lingua,
tra le sfoglie del cervello.
L’acqua sfuma,
esplosa dall’atterraggio
di un piccione,
ma quel riflesso è salvo,
perché ha un cordone ombelicale
aggrovigliato alle vene: risale dentro
come un cane e tornerà a spasso,
inseguendo l’estate col muso
svanito nella prossima pozza d’acqua.

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Litfiba – Istanbul (1985)

Tratto da Desaparecido – l’album d’esordio della storica band fiorentina – Istanbul è un pezzo che ben rappresenta i vertici raggiunti dalla new wave italiana. Emozionante in ogni sua parte (dal giro di tastiera al basso pulsante), a distanza di 32 anni continua a essere un brano intensissimo, sicuramente tra le mie canzoni preferite degli anni ’80.

Ho viaggiato nel freddo
faccia a faccia
con la mia ombra che si gettava
nel bianco velo del tempo
Istanbul Istanbul

Ho viaggiato nel freddo
senza volto senza età
pilotando un corpo senza guida
a Istanbul
Istanbul baluardo sacro per
l’incrocio delle razze degli uomini brucerà

L’ho cercato nel freddo
se ne stava solo là
il mio volto nel fango
di Istanbul,
Istanbul baluardo sacro per
l’incrocio delle razze degli uomini brucerà

Forze oscure in Istanbul
Istanbul, Istanbul
Forze oscure in Istanbul
Istanbul, Istanbul

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Giusy (Song #14)

Brano scritto e registrato a cavallo tra 2012 e 2013, anche se l’idea (solo musicale) di base risale al 2008.

Giusy, guardati dentro,
scopri cosa c’è,
ché sentirai il freddo qui dentro
che brucia l’anima.
Fuori c’è aria di festa,
se piove una lacrima
sboccia un miraggio di vetro
e una parte di te resta qua.
Tra le fantasie che hai,
la più bella: tu ci insegnerai
la tua gioia.
E se poi il tuo sogno sparisce,
desiderio che nasce ti avvolgerà,
oggi il mondo è diverso,
il cielo ti sorriderà.
Non posso fermarmi adesso,
non posso sparire più,
io voglio raccontar la tua storia,
così avrò in testa sempre un po’ di te.
Tra le fantasie che ho,
una canzone,
che forse annegherà
nei tuoi occhi scuri

E hai visto crollare il mondo intorno a te,
come una giostra di cioccolata se n’è andato via
ma al tuo risveglio avrai due occhi nuovi per guardare…

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Electric Light Orchestra – Yours Truly, 2095 (1981)

Storica e importante band tutta da riscoprire, attiva fin dal 1970 e sempre alla rincorsa del gioiello pop da sfornare, in bilico tra magnificenza beatlesiana, inserti classici e iconografia futuristica. I loro vertici sono a mio parere – ma la critica più o meno concorda – gli album A New World Record del 1976 (che contiene la splendida Telephone Line), e il concept futuristico Time (del 1981) che approda a lidi sintetici ed elettronici. Il concept che sorregge tutto l’album narra di un uomo che dagli anni ’80 del Novecento viene trasportato nel 2095, dove è diviso tra lo stupore per le avanzatissime tecnologie (si cita, forse per la prima volta in una canzone, l’IBM) e il desiderio di tornare al romanticismo del passato.

Il brano trainante di quel bel disco era Yours Truly, 2095 (a cui dedico il post), ma da quel disco consiglio anche l’ascolto della splendida ballata Ticket to the Moon.

Testo e streaming di Yours Truly, 2095.

2095, 2095, 2095, 2095
I love you, sincerely
Yours truly, yours truly…

I sent a message to another time,
But as the days unwind, this I just can’t believe,
I send a note across another plane,
Maybe it’s all a game, but this I just can’t conceive

I drive the very latest Hover car,
I don’t know where you are
But I miss you so much till then,
I met someone who looks a lot like you,
She does the things you do, but she is an IBM

She’s only programmed to be very nice,
But she’s as cold as ice, whenever I get too near,
She tells me that she likes me very much,
But when I try to touch, she makes it all too clear.

She is the latest in technology,
Almost mythology, but she has a heart of stone,
She has an IQ of 1, 001,
She has a jump suit on, and she’s also a telephone.

2095, 2095, 2095, 2095
I love you, sincerely
Yours truly, yours truly…

Is that what you want – is it what you really want.

I realize that it must seem to strange,
That time has rearranged, but time has the final word
She knows I think of you, she reads my mind,
She tries to be unkind, she knows nothing of your world

Although her memory banks overflow
No one would ever know, all she says, “Is that what you want?”
Maybe one day I’ll feel her cold embrace,
And kiss her interface, until then I’ll leave her alone.