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Vi scrivo da un wifi: martedì son dovuto partire urgentemente per la Lombardia, causa inaspettata supplenza di insegnamento.

Ci tenevo ad avvisarvi, sia perché potreste non sentirmi per un bel po’, sia perché sono impossibilitato (materialmente e per scarsità di tempo) a seguire con costanza i vostri blog: in questo momento mi sto arrangiando con uno Smartphone con batteria esausta, dopodiché non so come farò.Quindi sappiate che non mi dimenticherò di voi, e spero di tornare presto in attività!

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Le Orme – Se Io lavoro (1977)

Ritengo che Le Orme siano stati la più grande band italiana anni ’70. Non erano pirotecnici come la PFM, non avevano la maestosità del Banco, e neanche erano accessibili come i Pooh (anche se questi ultimi almeno fino al 1975 scrissero anche cose molto belle e alquanto complesse). Tuttavia avevano una magia speciale nell’insieme: la voce di Tagliapietra, le armonie delle tastiere di Pagliuca, i suoni tondi della batteria di Dei Rossi. L’eredità di Battisti nella melodia e, dulcis in fundo, i bellissimi testi scritti – a quanto pare – dal tastierista Pagliuca.

Sul “capitolo testi” de Le Orme, mi riservo di aprire un articolo a parte, perché l’argomento è davvero ricco di riflessioni, e considero i loro testi come poesia al 100%.

Per stasera vi lascio un brano tratto da “Storia o Leggenda”, del 1977: probabilmente Se io lavoro è il primo brano synth-pop italiano, il cui testo, più essenziale rispetto allo standard de Le Orme, all’epoca pare che fece parlare, giacché quel “Se io lavoro è perché non so che fare” venne visto come un affronto dai disoccupati di 40 anni fa.

 

Se io lavoro è perché non so che fare
Ho pochi amici con cui passare il giorno
E non vorrei che si parlasse male di me
Che si dicesse che cerco solo di guadagnare
Perché questo non è vero, non è mai stato vero.

Primavera, estate, autunno, inverno
Canto il giorno della terra in festa
E così sereno
Resto qui ad aspettar la sera.

Se io lavoro è perché non so che fare
Perdere tempo vuol dire restare indietro
E se dovessi tornare a nascere un’altra volta
Direi al Signore di darmi la forza del contadino
E non mi manca certo la gioia di vivere.

Primavera, estate, autunno, inverno
Canto il giorno della terra in festa

E così sereno
Resto qui ad aspettar la sera.

 

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Di ritorno dalla Giornata Mondiale della Poesia (100 Thousand Poets for Change).

Eccomi di ritorno dalla 100 Thousand Poets for Change! L’immagine nell’intestazione compare nell’Antologia 2017, ed eccovi svelata la poesia con cui ho partecipato, anche se ho variato un paio di versi rispetto alla versione presente nel blog. Mi sento un po’ portavoce di tutti i poeti presenti su WordPress, col riferimento al blog che compare nel libro, riferimento che è ponte tra il web e il mondo cartaceo dei libri.
È stato un bell’evento, che forse meritava uno spazio più ampio e “fluido”, ma comprendo la difficoltà di organizzare la giornata in breve tempo basandosi sul numero di presenti effettivi. Ringrazio quindi di cuore Agnese Monaco per avermi scelto come finalista su quasi 1400 poesie pervenute. Pur non essendo tra i premiati, mi preme sottolineare il livello medio-alto e alto di tutte le poesie, con le cinque premiazioni che hanno prevalentemente interessato poeti con diverse pubblicazioni alle spalle e con 40-50 anni di “carriera”(tra i partecipanti c’erano molti over 60 e anche qualche quasi 90enne!).
Tra i non premiati ho apprezzato molto alcune poesie, tra cui svetta – e gli avrei dato il primo premio – l’intensa “Terremoto” di Christian Ferrante, scritta in romanesco ma, per quanto mi riguarda, la poesia più emozionante della manifestazione.
L’anno prossimo credo di partecipare ancora e spero di rientrare nuovamente tra i finalisti: sarebbe bello creare un gruppetto di poeti che pubblicano su WordPress e poterci salutare.
Ecco quindi la mia poesia finalista, Tutti Più Belli, nella versione definitiva per il 100 Thousand Poets for Change e, dopo la poesia, lo streaming integrale della manifestazione (a 2 ore e 46 minuti è il mio turno).
È venuta ad assistere all’evento lilasmile, del blog lilasmile.wordpress.com, ed è stato per me un piacere conoscerla. E voi l’anno prossimo parteciperete?

Tutti Più Belli

Tutti sono morti, ora
tutti sono più belli
giustificati dal ricordo migliore.
Sono trascorsi mille anni
e qualcuno legge
scritti duplicati infinite volte,
interminati da lingue evolute.
Credono che mi esprimessi sempre così in vita,
ma la poesia è solo un filtro profumato
davanti alla bocca.
E io vorrei essermi davanti,
a contare i metri dei secoli
distesi,
allineati per terra,
che mi separano da ciò che
diversamente sarò.
Tutti sono morti, ora,
tutti sono più belli,
arricchiti dal valore paleontologico.
Puoi curiosarmi dentro, insetto in atterraggio:
avrò lasciato
fazzolettini inchiostrati di poesie,
la mia officina di parole da assemblare
come un segreto da conservare.
E avrò lasciato
la mia voce registrata,
intonata su un pentagramma in disuso.
E quozienti di frasi pulsanti e mai realizzate,
come luci ad altissima frequenza
a illuminare quel sacco pieno
di voci carnose
raccolte da terra in una vita.
Tutti sono morti,
tutti più belli,
ora,
su un piedistallo fiorito
di orizzonti mangia-fiabe.
Con la pelle lucchettata alla terra
ho sporcato i bordi del silenzio
tossendo petali,
mangiando pane e stelle.
Posso ancora scegliere di corrermi incontro,
per entrarmi dentro
e diventare uomo-santuario
o giostra parlante.
Una vita come passatempo di me stesso,
infinite vite come passatempo
per tutti quelli che non vedrò nascere
in un futuro che oggi è silenzio.

La registrazione dell’evento

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