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Meraviglia

Questa poesia, assieme alla precedente “Un’epidemia”, apre un nuovo ciclo. Di tutto ciò che è stato pubblicato prima sul blog, solo una piccola parte – riveduta e corretta – andrà a confluire in un’opera che spero uscirà quanto prima (non dipende da me, o forse sì), e conterrà numerose poesie inedite che non saranno pubblicate sul blog.
“Meraviglia” è il titolo provvisorio che vuole aprire un nuovo corso: ho voluto celare il titolo reale.

Giorni di fango
ci hanno distesi qui.
Scendevano i lividi
a rugare di metanolo
il Weißhorn,
mentre eravamo lì,
sospesi come stalattiti di carne
a impasticcarci di sogni
nella Zona-Paralisi.
La mia dinamo è in tensione muscolare,
il diafanoscopio è la ragione
che ci attende.
Che cos’è questo terrore della luce?
Questo piacere sottile
che ci separa dalle lune a vapore,
lente sacerdotesse dei giorni meccanici?
È notte,
e i canti dei morti
disseminati tra le pietre
diventano campane rovesciate,
raccolgono il succo
delle stelle mature e dolci,
a cui abbeverarsi.
Siamo inchiodati supini,
nei cortili di fucili.
Io mi immaginavo
tra le tue falangi,
lontanissima Annette,
che come tralci di vite
sgocciolavano ombre,
pronte a incurvare quelle stelle,
a trascinarle indietro,
a retrocedere il tempo.
Dove finiremo?
Inghiottiti in qualche buca
delle mappe celesti?
Gli uomini di domani
ci dedicheranno qualche stella?
Se la luce è bianca,
rossa la paura,
blu le ferite
e gialle le parole,
complessivamente,
Dio è nero.
Dall’altra parte del mondo
le vecchie sistemano il pane
in ceste di vimini.
Forbavselse,
Zachwyt,
Wonder,
Wunder,
Maravilla.
Mentre sto dormendo,
ho ridisegnato i golfi dell’Oceania,
masticato fave di cacao,
giocato col fuoco e le rondini.
Sono un restauratore mentale,
e ho intagliato volti ossianici
nella sella turcica,
piccoli nascondigli bianchi
pronti a cantare
allo squarcio del vento.
Siamo in cinque,
e supini,
Annette.
Adagia Schubert sul grammofono
e apri la finestra.
Lo senti ancora il profumo?
Dall’altra parte del mondo,
in ceste di vimini,
le vecchie sistemano il pane.

Mauro De Candia ©2018
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Immagine: Giuseppe Cominetti, “Fra i reticolati”, 1918

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David Bowie – Fascination (1975)

Stasera tiro fuori il Bowie insolito, quello che sulla carta mi piace meno di altre sue incarnazioni, ma di fatto “Young Americans” del 1975 resta un disco sottovalutato, atipico e ricco di interesse, tanto che la stampa lo definì “il primo disco di soul nero inciso da un musicista bianco”. Io prediligo da sempre il Bowie glam-rock, quello di Hunky Dory, di Ziggy Stardust, anche quello di Diamond Dogs, eppure pochi pezzi mi fanno venir voglia di ballare (e io odio ballare!) come Young Americans (dall’omonimo album) o Fascination (sempre dall’album “Young Americans”).
A voi il soul “bianco” del Bowie meno conosciuto.

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Chi partecipa al “100 Thousand Poets for Change” 2018?

L’anno scorso ho avuto il piacere di arrivare finalista a questa bella manifestazione. Parteciperete? Io sì! Vi ricordo che il termine per inviare la vostra opera è il 25 luglio, quindi potete ancora inviare oggi, domani o dopodomani.
Qui trovate il bando, vi ricordo che la partecipazione è gratuita.

http://www.progettobabele.it/concorsiesegnalazioni/concorso.php?id=3873

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Elton John – Tiny Dancer (1971)

In ambito pop non avrei dubbi: l’Elton John degli anni 1970-1976 è stato una macchina da guerra. Melodie bellissime e un output discografico stupefacente per quantità (anche due dischi l’anno!) e qualità. Da non trascurare il contributo del fido paroliere Bernie Taupin, ma in questa carrellata di 33 giri meravigliosi c’è un disco in particolare che forse costituisce la vetta dell’Elton di quegli anni: sto parlando di Madman Across the Water, dove troneggia una terza figura determinante, oltre a John e Taupin.
Questa terza figura si chiama Paul Buckmaster (purtroppo scomparso pochi mesi fa), un maestro degli arrangiamenti che crea tappeti d’archi bellissimi e per nulla scontati, riempiendo con gusto le canzoni e giocando “al gatto e al topo” col pianoforte di Elton.
Uno dei capolavori del disco è la celebre Tiny Dancer, brano dedicato alla prima moglie di Bernie Taupin, che è stato successivamente molto sfruttato a livello cinematografico: oltre a comparire nelle serie Friends e Scrubs lo ritroviamo nel film Quasi Famosi (2000) e nel film Aloha, Bobby And Rose (1975). A voi testo e musica!

Blue jean baby, L.A. lady, seamstress for the band
Pretty eyed, pirate smile, you’ll marry a music man
Ballerina, you must have seen her dancing in the sand
And now she’s in me, always with me, tiny dancer in my hand
Jesus freaks out in the street
Handing tickets out for God
Turning back she just laughs
The boulevard is not that bad
Piano man he makes his stand
In the auditorium
Looking on she sings the songs
The words she knows, the tune she hums
But oh how it feels so real
Lying here with no one near
Only you and you can hear me
When I say softly, slowly
Hold me closer tiny dancer
Count the headlights on the highway
Lay me down in sheets of linen
You had a busy day today
Hold me closer tiny dancer
Count the headlights on the highway
Lay me down in sheets of linen
You had a busy day today
Blue jean baby, L.A. lady, seamstress for the band
Pretty eyed, pirate smile, you’ll marry a music man
Ballerina, you must have seen her dancing in the sand
And now she’s in me, always with me, tiny dancer in my hand
But oh how it feels so real
Lying here with no one near
Only you and you can hear me
When I say softly, slowly
Hold me closer tiny dancer
Count the headlights on the highway
Lay me down in sheets of linen
You had a busy day today
Hold me closer tiny dancer
Count the headlights on the highway
Lay me down in sheets of linen
You had a busy day today

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Queen & David Bowie – Under Pressure (1981)

Rompo il silenzio di questa già torrida estate per ricordare una canzone straordinaria, frutto del talento di cinque grandi musicisti. In realtà la jam session preparata dai Queen non era così promettente – oggi è stata tirata fuori – e non lasciava presagire molto di quel che sarebbe maturato.
Si dice che, in questa straordinaria collaborazione (tutti si ritrovarono in Svizzera), vi siano stati scontri tra le due “primedonne” (Mercury e Bowie), i quali poi si ritirarono in duo (lasciando i restanti Queen) e, in un tour de force compositivo, coadiuvato da alcool e droghe, portarono a compimento una delle canzoni più belle di sempre, basata su un giro ripetitivo di basso, senza una vera e propria strofa e ritornello.

A voi, Under Pressure!