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Premio Speciale della Giuria per “La Gipsoteca”

Il Premio mi è stato assegnato questa mattina – specificamente alla poesia “La Gipsoteca” – in relazione al concorso “I Colori dell’Anima”.
La giuria è davvero di alto livello e composta da: Lamberto Garzia (poeta, saggista e operatore culturale), Flaminio Di Biagi (insegnante di italiano alla Loyola University di Chicago, scrittore, saggista, nonché ospite in trasmissioni Mediaset) e Massimo Maggiari (docente universitario di Lingua e Letteratura italiana al College of Charleston).
Socio onorario è Giuseppe Conte, scrittore e poeta di rilievo per la letteratura contemporanea.

Qui le loro pagine wiki e riferimenti:

https://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Conte_(scrittore)
https://it.wikipedia.org/wiki/Lamberto_Garzia
http://www2.lingue.unibo.it/romanticismoold/PARTNERSHIP/argonauti/maggiari.htm
https://www.luc.edu/rome/about/news/stories/archive/name,266800,en.shtml

Ringrazio la giuria ma anche tutti i lettori del blog, il cui parere è importante per capire “dall’esterno di me stesso” questo mio personale percorso.
E auguri anche a Monique Namie, la quale anche lei è risultata tra i 28 scelti su 442 partecipanti!

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John Grant – GMF (2013)

John Grant è stato il leader e cantante dei The Czars, sfortunata band statunitense che negli anni ’90, nonostante diversi album di pregevole fattura, non è mai riuscita a decollare definitivamente, fino a sciogliersi. Poi, nel 2010, Grant ha deciso di esordire da solista, con la collaborazione dei texani Midlake. Nacque così Queen of Denmark (2010), a parere della critica – e anche a mio parere – uno dei dischi più belli degli ultimi 20 anni.
Questo brano è tratto dall’album successivo, intitolato Pale Green Ghosts, e inutile dire che la classe della scrittura e della voce di Grant risplendono come nell’esordio. Probabilmente il più grande autore musicale degli ultimi 10 anni, uno dei pochi a poter raccogliere lo scettro dei grandi del passato.

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Litku Klemetti – Taikaa (2018)

Musicista finlandese cresciuta a pane e progressive, ha tirato fuori davvero un bel disco di pop obliquo e vintage, pieno di riferimenti melodici a band progressive finniche (ma anche argentine) anni ’70, condensando tutto in canzoni che sembrano uscite da squarci spaziotemporali.
Taikaa è il singolo (in duo con Ester Nuori Leppä).

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Artista giusto e pubblico “sbagliato”

Correva il 1980 quando Peter Hammill fu malauguratamente inviato in tour – dall’organizzatore – con Peter Tosh. Ok fermiamoci: Hammill produceva (come ha sempre fatto) musica scritta, pensata e prodotta per un pubblico non di massa e tendenzialmente intellettuale (brani articolati e lunghi, vocalità teatrale ed estrema, testi pieni di riferimenti letterari e filosofici), mentre Tosh faceva reggae ed era seguito da un pubblico medio di giovani spesso sbandati che ai concerti desideravano solo ballare e fumare erba.
Oggi Peter Hammill è considerato, con mezzo secolo di carriera alle spalle, uno dei musicisti più importanti e influenti della musica rock (ad esempio, negli ultimi anni ha ricevuto la laurea honoris causa dal Conservatorio di Piacenza, e gli sono stati assegnati sia il Premio Tenco che il Premio Ciampi), ma che quel ragazzo inglese ci sapesse fare lo avevano già capito in tanti già nel 1971, quando uscì – con Hammill a capo dei Van der Graaf Generator – il capolavoro Pawn Hearts, un disco di soli tre lunghi e articolati brani che riuscì ad entrare nelle posizioni alte delle classifiche di vendita italiane, ammaliando i giovani con quella musica teatrale, filosofica e densa di tonalità chiaroscure (più scure che chiare) dettate da quella voce capace di volare dall’angelico al demoniaco nel giro di pochi secondi.
Ma torniamo a quel 19 luglio del 1980: Hammill inizia ad eseguire (completamente solo al piano) il brano Man-Erg (tratto appunto da Pawn Hearts), quando, dopo appena 10 secondi, il pubblico (che era in gran parte accorso per vedere Peter Tosh, il quale avrebbe suonato dopo Hammill), intuendo che non ci sarebbe stato nulla di ballabile o strettamente divertente nella musica di Hammill, inizia a urlare e ad insultarlo. Volano fischi, volano i “Basta!” e i “Vattene!”.
Come reagisce Hammill? Reagisce regalando a quel pubblico la più bella versione live di sempre di quel brano. Non un accenno di esitazione, non un inciampo, nessuna incertezza nella voce, che deflagra quasi a voler seppellire quella montagna di fischi e insulti. Un’esibizione strappacuore.
Una lezione per tutti? Beh, non tutti siamo Peter Hammill e quindi non tutti abbiamo la certezza di valere contro ogni opinione, ma quando siete consapevoli dei vostri mezzi e altrettanto consapevoli della pochezza di chi vi è davanti e vi giudica negativamente perché semplicemente non ha le strutture mentali tali da poter comprendere certe “finezze”…continuate, continuate, continuate fino alla fine e seppellite di bellezza i detrattori.

A voi, un artista vero contro gli inconsapevoli sbandati, qualcuno dei quali, oggi, forse si sarà reso conto di cosa si è “perso” trentotto anni fa.

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Minnie Riperton – Les Fleur (1970)

Dal meraviglioso “Come to my garden” (1970), disco di esordio di Minnie Riperton, sfortunata cantante venuta a mancare a soli 31 anni nel 1979, per un brutto male.

La Riperton – una delle voci femminili più belle di sempre – era già attiva dal 1967 (giovanissima) nel gruppo psichedelico Rotary Connection, poi diede vita a una carriera solista durata per tutti gli anni ’70. Divenne celebre per la cosiddetta “whistle voice” (registro di fischio), con la quale riusciva a raggiungere tonalità altissime. Un esempio della whistle voice di Minnie lo si ritrova ad esempio all’inizio della traccia Completeness

Il brano che propongo è la bellissima opening track di “Come to my garden”, intitolata Les Fleur (anche alla fine di questa traccia abbiamo le straordinarie escursioni in whistle di Minnie, il suo segno distintivo).