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Tre scene del XXI° secolo (Inedito)

Mentre vi ricordo che potete trovare “Le Stanze Dentro” anche su MondadoriStore e IBS (vi consiglio il primo perché ha copie disponibili, mentre amazon e Feltrinelli a quanto pare hanno esaurito la prima tranche di copie e occorre aspettare), il lavoro di scrittura continua.
A voi un’anticipazione di ciò che con tutta probabilità finirà in una seconda raccolta.

Tre scene del XXI° secolo

Pioggia di ferro scava acquari di sangue.
Alla maggiore età del secolo,
su pavimenti a sonagli,
ho raccolto tre frammenti.
Nel primo,
tra i fantasmi olivastri
delle Twin Towers,
nel madrigale dei tuoni metallici
restavano uncinati a pezzettini,
rampicanti su cespi di fiamma,
i versi a capo chino di Wisława Szymborska.
Tra fiordi rossi e magri
allevati col sangue di settembre,
facevano capolino paradisi di semi.
La gente, a casa, ripuliva dal fuoco le televisioni.
La seconda scena, a Mumbai.
Uomini neri ringhiavano ai tabernacoli
e volava una kippah nei cieli indiani,
facendosi larghissima
in testa al Taj Mahal.
Stregoni sulle altalene
trafiggevano agnelli.
La terza, a Paris.
Tremavano le sillabe di Offenbach,
crollando in tre tronconi:
Ba-rbarism
Ta-chisme
Clan-destin.
E per destino,
staccatesi da terra,
voleranno le scene in un dipinto,
abbracciate su locomotive di mandorli,
appese sulla stecconata magiara
che gela i migranti del Secolo Ventuno.
Così noi, affacciati
sugli angolini delle antologie,
scivolando con gli occhi a centro pagina,
come levrieri a vela torneremo.
Ritorneremo incastonati al centro
ad esser parte di qualcun altro,
se ognuno è sempre,
in parte,
un altro.

Mauro De Candia ©2018

Dipinto: Ali Banisadr, Contact (2013)

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Styx – Man in the Wilderness (1977)

Bellissimo pezzo del 1977 degli americani Styx, una band purtroppo non troppo acclamata, nonostante una carriera davvero importante. Ci doveva pensare la soundtrack di Supernatural (la serie televisiva) a riportare in auge il brano e a renderlo noto e amato presso tanti giovani. Mi fa un po’ arrabbiare questo revisionismo modaiolo per la serie “la conosco solo perché è la canzone del telefilm”, ma in fin dei conti meglio scoprire una grande band in questo modo che lasciarla “morire” nell’oblio.
A voi, una delle più belle ballate rock dei 70s, Man in the Wilderness (dall’album The Grand Illusion, degli Styx).

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The Beatles – While My Guitar Gently Weeps (1968 – New Mix 2018)

Ristampato da poco il cosiddetto “White Album” in versione nuovo mix (anche in Blu-Ray audio), per celebrare il cinquantennale dell’uscita di quel mitico doppio album. Il lavoro svolto col nuovo mix è davvero ottimo, hanno ripreso le tracce dei singoli strumenti e ricostruito i brani utilizzando le moderne tecnologie.
Ma, per quanto mi piaccia discorrere di “tecnicismi”, passiamo alla musica: cosa dire di questo meraviglioso pezzo scritto dal compianto George Harrison? Che per quanto mi riguarda è non solo l’apice del “White Album” ma probabilmente l’apice emozionale dell’intera carriera dei Fab Four.
Nel brano suona anche Eric Clapton, chiamato da Harrison per arricchire il brano.
A voi, “While my guitar gently weeps”, tirata a lucido col nuovo mix.

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Superare Rupi Kaur e Bukowski: una piccola vittoria partita da WordPress

Secondo le statistiche di Amazon.it, “Le Stanze Dentro”, pur se ancora in pre-order, è nella top 100 dei libri di poesia più venduti negli ultimi mesi (e già entrare nella top 100 è un bel traguardo, considerando l’ingente numero di pubblicazioni e autopubblicazioni presenti su amazon), contando tra le nuove uscite degli ultimi mesi sia novità che ristampe varie di classici (al primo posto troneggia la bella ristampa a colori della Divina Commedia).

Precisamente “Le Stanze Dentro” era un’ora fa al 40esimo posto, superando persino la “campionessa mondiale” Rupi Kaur (la sua seconda raccolta, “The sun and her flowers”, pubblicato il 13 settembre) e addirittura “Il meglio” di Bukowski (pubblicato il 31 ottobre per i tipi di Guanda). Per non parlare di Guido Catalano che, pur non essendo la mia “cup of tea” è sicuramente un autore che è riuscito ad affermarsi.

Un traguardo inatteso, ma che, di fatto, quello è.
Negli ultimi decenni la poesia non ha goduto di grande favore, forse a causa di opinioni errate che la volevano relegata alle rime baciate, o a personalissime sofferenze racchiuse in lamenti autoreferenziali.
Negli ultimi 2-3 anni, tuttavia, anche grazie all’avvento di Instagram, si è avuta una rinascita della poesia, che proprio a causa dei “tempi veloci” in cui viviamo, è diventata un mezzo per “comprimere” sensazioni e narrazioni.
Può un blog come questo aver contribuito a questo piccolo successo in pre-order?
Ho sempre pensato che una pubblicazione non può che trarre giovamento dal farsi prima conoscere “in divenire”, grazie a questo mezzo potentissimo che è il web, e solo dopo passare alla pubblicazione.
Numerosi infatti sono i poeti completamente staccati dalla realtà del web, che decidono di punto in bianco di pubblicare ma senza un background di diffusione online, precipitando nell’anonimato e nel disinteresse, scoraggiandosi perché partivano da premesse errate (“ho pubblicato e quindi verrò richiesto/acquistato”).
E poi, come detto, c’è Instagram: il mezzo preferito dai giovani, ma che ultimamente sta mietendo iscrizioni anche tra gli over 40 (ma diciamo anche dagli over 60!).
Vediamo dove riescono ad arrivare queste 78 pagine zeppe di strane cose, strani viaggi e strani personaggi, sempre in bilico tra poesia e micro-narrazione, attraverso un viaggio al limite del metafisico eppure tanto concreto.
Intanto continuerò sempre a ringraziarvi perché senza voi, il vostro sostegno e talvolta anche le vostre critiche (esposte in privato, o quando ad esempio vi sottoponevo tre poesie chiedendovi quale fosse a vostro parere la più riuscita delle tre) non sarebbe partito nulla.
Mi piacerebbe non essere da solo in questa avventura, perché ho sempre odiato il “cari lettori” e la divisione tra “me e il pubblico”. Soprattutto qui nel micro mondo di WordPress – meno torrenziale di Instagram e più selezionato – dove ci sono autori e autrici di poesie davvero bravi e originali: Monique Namie, Erospea e tanti altri, non mollate!

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Eccolo, finalmente: “Le Stanze Dentro” – Edizioni Ensemble, 2018

Eccolo qua! Il libro è finalmente disponibile in pre-order (con uscita il 25 novembre) su Amazon e Feltrinelli:

https://www.amazon.it/stanze-dentro-Mauro-Candia/dp/8868813866/ref=sr_1_1?s=books&ie=UTF8&qid=1541114021&sr=1-1

https://www.lafeltrinelli.it/libri/mauro-de-candia/stanze-dentro/9788868813864

Adesso, quindi, posso svelarvi i retroscena e la storia di questo mio esordio letterario. E lo faccio qui, perché da qui è partito tutto.
Circa metà o poco più delle poesie in esso contenute hanno avuto una comparsa in questo blog, per poi essere state “ritirate” e sottoposte a revisione (a volte anche profonda). L’altra metà o quasi è composta da poesie inedite.
Perché “Le Stanze Dentro”?
Quando ho iniziato a scrivere – o meglio, ho ripreso a scrivere, dopo un picco negli anni tra il liceo e l’Università – due anni fa, non sapevo cosa sarebbe successo a questi versi liberi.
Sapevo solo che venivo da un periodo negativo. Spesso mi tornava in mente una delle ultime conversazioni avute con mio padre – perché nel dopocena si finiva spesso a parlare di argomenti seri – e, qualche mese prima del suo ictus fatale, mi disse: “Se ci pensi, non bisogna avere paura della morte: bisogna avere paura per le eccezioni, non per la regola che tocca a tutti”.
E poi aggiunse:”Il guaio piuttosto è far sopravvivere qualcosa: certo, chi ti ha conosciuto continuerà a parlare di te, ma una volta che se ne va quella generazione, non resta più niente”.
Al che risposi:”No, esiste una possibilità: lasciare qualcosa per tutti, che vada oltre il ricordo di chi t’ha conosciuto direttamente, e possa sopravvivere nei secoli”.
Ad esempio, un libro.
Trascorsero circa due anni e, ripensando a quel dialogo, questa opzione per me non riusciva a trovare un supporto etico, un senso che non fosse solo ed esclusivamente quello di “pensare per sé”, scrivere per farsi ricordare.
A un certo punto, tuttavia, mi accorsi che la chiave c’era: ed era la possibilità di farsi portavoce di altri, di chi “non può più scrivere di sé” (citando la lunga lirica eponima della silloge), e salvarli tutti: gli ultimi, le persone che hanno lasciato un segno, luoghi, oggetti, persino personaggi apparsi in sogno o parti del corpo. Salvarli dentro di sé, farsi scialuppa di salvataggio scavandosi appunto “stanze dentro”.
Una lunga lista di cortometraggi poetici dall’impronta surrealista, che mischia la greca Iraklion con il Giappone, le torte Sacher e un negozio cinese, i fiumi francesi e Ciampino. Ma anche un artista di strada, un clochard, insigni linguisti, un contadino rapito in cielo da un tornado e molto altro. C’è – ed è inevitabile, vista la sincerità autobiografica del progetto – una presenza costante e velata (quasi mai esplicita) della morte, ma mai in chiave macabra, intesa semmai come qualcosa che è sempre superabile, in qualche modo, in qualche maniera.
Oscurata dalla vita che è stata e che continuerà ad esserci, dal ricordo che tambureggia e torna in vita su una pagina, con lo sforzo di rendere il tutto nella maniera più vivida e “tridimensionale” possibile.
L’illustrazione di copertina, come accennato in precedenza, è dell’artista Domingo Montedoro ed è quanto di più coerente io abbia trovato col contenuto: nel libro si parla infatti anche di ascesa, di nuvole, di angeli, e indirettamente anche di volontarie “rotture del cielo di carta” (riferimento pirandelliano, come la guancia che in una delle liriche vuole spiccare il volo e staccarsi dal volto del suo “padrone”).
E a livello stilistico?
Come “suona” questa raccolta e quali sono le inevitabili influenze (come deve necessariamente avvenire: non ho la pretesa di aver coniato un nuovo “codice”)? C’è a volte nello stile – più per “corredo genetico” che intenzionalmente – l’eco dei classici italiani come D’Annunzio, ma c’è anche la giocosità di Gianni Rodari, c’è a mio giudizio anche l’influenza della scuola polacca (Miłosz e la Szymborska su tutti), influenze di poeti “minori” (come Alfredo Bonazzi) e tanto surrealismo.
A volte si sfiora la filosofia, altre volte la favola post-moderna, altre volte ancora il folklore riveduto e corretto secondo la mia personale visione.
La Edizioni Ensemble di Roma è stata la prima a rispondermi, tra le tre case editrici a cui puntavo per serietà e professionalità nel loro essere NO EAP (case editrici non a pagamento) e nel promuovere gli autori. Sono felice di far parte di questo progetto editoriale, di essere stato scelto da questa realtà “di peso” nel panorama poetico italiano e anche internazionale: in Ensemble trovate come direttori di collana personaggi di grande caratura culturale (come il poeta Gëzim Hajdari: https://it.wikipedia.org/wiki/G%C3%ABzim_Hajdari o il critico letterario Armando Gnisci: https://it.wikipedia.org/wiki/Armando_Gnisci), nonché, nel loro catalogo, brillano le uniche edizioni tradotte in italiano di alcuni tra i maggiori poeti contemporanei internazionali (come Kamau Brathwaite, Forst Medal 2015 – il più importante riconoscimento americano per la poesia), oltre a opere meno conosciute di D’Annunzio, Capuana, Jack London, Čechov e altre perle.
Non mi sento “arrivato”, certo, anzi sono quasi in imbarazzo! Sento però di avere “iniziato bene” e, se avete imparato a conoscermi da quanto ho riversato qui dentro, sappiate che nel libro l’asticella è più alta proprio perché non volevo offrire “riempitivi” ma un lavoro solido, coerente e sincero, dove l’attenzione è rivolta anche all’ordine stesso delle poesie nella raccolta.

Ultima cosa: segnalo che, se siete docenti, il libro è acquistabile su amazon grazie al Bonus Cultura/Carta del Docente, quindi non spenderete un solo euro ma sfrutterete il Bonus.
Stesso discorso vale se avete compiuto 18 anni nel 2017 (o avete parenti, figli, nipoti che hanno compiuto 18 anni nel 2017) e si sono registrati per il Bonus 18 App (un bonus da 500 euro da spendere in cultura) entro giugno 2018: potete utilizzare il bonus per l’acquisto del libro!
Concludo dicendo che questo non è per me un progetto economico (non diventerò ricco e neanche potrei sopravvivere coi proventi da scrittore) ma un progetto di vita.
Mi sento più come l’artista di strada, col suo: “Se vi piace, mettete la vostra monetina, e se davvero non avete neanche quella…parlate di me, linkate sui social, diffondete tra amici e conoscenti”.

Grazie a tutti e buon weekend!!

Mauro

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Firmato contratto letterario!

Ebbene sì, il tanto agognato contratto è arrivato!
Ne avevo scelte tre di case editrici, tra le NO EAP (case editrici che non solo non fanno pagare l’autore per la pubblicazione, ma lo sostengono e lo promuovono con presentazioni in librerie), quelle che considero le migliori in circolazione in Italia per la poesia. Ho accettato la proposta della prima di queste case editrici che mi ha risposto positivamente.
Per adesso non svelerò il nome della casa editrice, ma è un progetto davvero forte, che parte dalla Capitale e ha un catalogo davvero super, selezionato e internazionale.
Non svelo neanche il titolo del libro: tra un mese e mezzo, o forse anche prima, tutto sarà alla luce del sole.
Vi dico però che la copertina che ho scelto è molto bella, poco invadente e “centrata” anche col titolo e col contenuto, ed è opera dell’artista e illustratore Domingo Montedoro, il quale ha recentemente esposto in Giappone: https://www.instagram.com/domingomontedoro/

Non appena possibile, riferirò ulteriori particolari. Da tre settimane ho inoltre ripreso a lavorare come insegnante: stavolta ho accettato un contratto part-time fino al 30 giugno 2019 (in questo momento ho bisogno di tempo libero più che di tanti soldi) proprio per gestire al meglio l’esordio letterario e le presentazioni previste.

Appena possibile vi farò sapere di più!
Intanto grazie a tutti per questi due anni di “incubazione” e crescita, è anche merito vostro se è finalmente arrivato questo traguardo!