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“Le stanze dentro” premiato come secondo classificato al Premio Nabokov 2019

Ed ecco finalmente il resoconto della splendida serata di sabato 29 febbraio. Dopo la selezione della giuria, che – dopo aver letto le numerose opere edite di poesia giunte in loro mano – aveva ristretto la rosa dei migliori a soli sette libri finalisti, nel Teatro Comunale di Novoli, alla presenza di Piergiorgio Leaci, dell’editore Andrea Giannasi e dello storico giornalista Rai Pino Scaccia, nonché di tanti altri autori finalisti nelle varie categorie, “Le stanze dentro” è entrato sul podio dei tre premiati, classificandosi secondo.
Un risultato di cui sono estremamente orgoglioso, ad un premio prestigioso come il Nabokov, che mi ripaga davvero di tutta la passione, il tempo e la cura che ho impegnato nella creazione del libro.

Sul palco della premiazione ho voluto soffermarmi a parlare dei tanti pregiudizi di cui è vittima il genere poetico, che viene ancora associato – dalla maggioranza della gente – ad autori d’altri tempi come Pascoli o Leopardi, e indirettamente, forse, a noiose lezioni scolastiche dei tempi che furono, a parafrasi mai comprese, a rime squadrate e a una lingua non più contemporanea.
Ho fatto presente la bellezza di autori come il Premio Nobel Czeslaw Milosz, che nonostante una lunghissima carriera e il premio più prestigioso di tutti, nonostante la fama di poeta tra i più grandi di sempre, in Italia resta misconosciuto e vende pochissime copie.

Il Teatro di Novoli

Tornando al Premio:

Al primo posto del podio di poesia si è classificato Giacomo Leronni con “Scrittura come ciglio”, mentre al terzo posto Fernando Della Posta con “Gli anelli di Saturno”.
Ci tengo a sottolineare il clima di reciproca stima tra finalisti: la giuria stessa ha riferito che la qualità della sezione poesia era quest’anno particolarmente alta, e che per questo motivo le differenze tra i tre premiati erano davvero minime.
Questi invece i premiati delle altre sezioni

SAGGISTICA

Primo posto: “Luride, agitate, criminali. Un secolo di internamento femminile (1850-1950)” di Candida Carrino (Carocci editore)
Secondo posto: “Alda Merini, l’eroina del caos” di Annarita Briganti (Cairo editore)
Terzo posto: “Lodz. Lo sguardo tragico degli innocenti” di Letizia Evangelisti (Rubbettino editore)

NARRATIVA

Primo posto: “Occhi viola” di Fabio Mundadori (Bacchilega)
Secondo posto: “Uno. Inferno” di Sergio Contini (Europa Edizioni)
Terzo posto: “Trovami un modo semplice per uscirne” di Nicola Nucci (Dalia Edizioni)

Vincono per la sezione narrativa per l’infanzia e per ragazzi “Il viaggio di una bambina” di Sabrina Xhaferraj e “Cosa ci fa quest’intrusa a casa mia” di Barbara Cremaschi. Le menzioni speciali per la narrativa, saggistica e poesia edita sono state assegnate a “L’Afrique c’est chic” di Michelangelo Bartolo, “La Puglia dei Polacchi” di Gianluca Vernole e Zaneta Nawrot, “Waterloo” di Stefania Portaccio.

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Finale Premio Nabokov: 29 febbraio

Domani dalle ore 17,00 alle ore 20,00 si terrà la finale del Premio Nabokov, cui partecipo in qualità di finalista con “Le stanze dentro”.
Ci si ritrova a Novoli (Lecce) presso il Teatro Comunale in Piazza Regina Margherita.

Presidente di Giuria è il giornalista Rai Pino Scaccia, mentre gli autori saranno intervistati dallo storico ed editore Andrea Giannasi.
Per chi è in zona, può essere l’occasione per conoscersi e partecipare a questa grande festa: lo spirito con cui mi presento è quella della condivisione, non quello della competizione.
Credo di essere l’unico esordiente nella mia categoria, e già questo è per me un grande onore: essere ritenuto degno di stare accanto a gente con numerose pubblicazioni alle spalle e anche con diversi decenni più di me.

Appena terminato l’evento tornerò a Lecce, dove dormirò per poi ripartire per il Nord Italia il mattino dopo, spero arricchito da una bella esperienza.

Se siete in zona, fate un salto!

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Cinque volumi fondamentali di poesia dell’Est Europa

Ieri è stata la Giornata Mondiale del Libro, e per me l’occasione per fare un resoconto di ciò che desideravo acquistare da tempo.
Per me leggere, oltre che un piacere, è anche un modo per continuare a crescere come autore, confrontandomi con chi ha lasciato segni profondi nella cultura moderna e contemporanea.
Ne approfitto quindi per consigliarvi cinque magnifici volumi di poesia dell’Est Europa, specificamente Polonia e Russia.

Iniziamo dal celebre “La gioia di scrivere”, la monumentale raccolta – su Adelphi – del Premio Nobel Wisława Szymborska. La conoscete già, giusto?
Su di lei si è già detto tutto, il libro lo si trova a un ottimo prezzo su amazon e altri canali.

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Approfondimenti: https://it.wikipedia.org/wiki/Wis%C5%82awa_Szymborska

Un altro volume indispensabile è “New and collected poems” del grande poeta polacco Czesław Miłosz, che raccoglie ben 70 anni (1931-2001) di scrittura del Premio Nobel 1980.

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Il corposo volume (800 pagine) è in inglese, non esiste ancora un volume così completo in italiano. Ma, complice il fatto che non mi dispiace affatto leggere in inglese, e che ieri il libro era all’incredibile prezzo di 6,50 euro (!), non me lo sono lasciato sfuggire.
Approfondimenti: https://it.wikipedia.org/wiki/Czes%C5%82aw_Mi%C5%82osz

Restiamo sempre in Polonia ed ecco questo bel volume, pubblicato da Adelphi, di Adam Zagajeswki. Anche lui un poeta fondamentale, per giunta ancora vivente: la raccolta, intitolata “Dalla vita degli oggetti” (Adelphi), è ben fatta e include poesie scelte dallo stesso poeta.

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Per approfondimenti: https://it.wikipedia.org/wiki/Adam_Zagajewski

Ci spostiamo quindi in Russia, e qui siamo al cospetto di un gigante: Vladimir Majakovskij, anima tormentata e dalla creatività a dir poco straordinaria. Un maestro, per quanto mi riguarda, così come lo fu – in Polonia – Milosz.

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Fortuna che su di lui è stato pubblicato in italiano di tutto e di più (comprese le lettere): personalmente vi consiglio la raccolta “Poesie” su Rizzoli, ben 500 pagine del meglio di Majakovskij con testo originale russo e traduzione italiana, a poco più di 10 euro.
Per approfondire questo autore fondamentale: https://it.wikipedia.org/wiki/Vladimir_Vladimirovi%C4%8D_Majakovskij

Infine, ma non meno importante, ecco la chicca. Nicolaj Zabolockij (o Zabolotskij) è stato uno dei maggiori poeti russi della prima metà del Novecento, eppure i suoi versi straordinari sono ancora poco conosciuti in Occidente. In traduzione inglese esiste solo un volume antologico (“Selected Poems”, su Carcanet Press) pubblicato nel 1999 e ora disponibile, fuori catalogo, all’incredibile prezzo di 1000 euro e oltre.

In italiano, invece, nel 1962 venne pubblicato un volume di 145 pagine intitolato “Colonne di piombo” (Editori Riuniti, collana “Scrittori sovietici”, maggio 1962), che raccoglie la prima – e probabilmente più interessante – fase artistica di Zabolockij, risalente a circa 30 anni prima di questa edizione italiana. Questa è l’unica opera stampata di Zabolockij, che sia anche tradotta in italiano.

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Ebbene, quel volume, dal lontano 1962, non è mai stato ristampato e si trovano solo rimanenze d’epoca qui e là, su ebay e altri siti.
Ho trovato una copia intonsa del 1962 a soli 12 euro e non me la sono lasciata sfuggire.
Se volete avvicinarvi a questo grande poeta, vi consiglio questo articolo eccellente della rivista Esamizdat, che include anche oltre 20 poesie di Zabolockij tradotte in italiano. Scoprirete un autore ispiratissimo, capace di trarre dal cilindro immagini fantastiche, persino dalle situazioni e dagli oggetti più umili: http://www.esamizdat.it/rivista/2007/1-2/pdf/temi_trad_zabolockij_eS_2007_(V)_1-2.pdf
E la pagina Wikipedia: https://it.wikipedia.org/wiki/Nikolaj_Zabolockij

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Antologia “Capire per capirsi”, un inedito

“Tre scene del XXI° secolo” è entrata nella top 10 dei vincitori del concorso letterario “La zattera della medusa” ed è stata pubblicata nell’antologia “Capire per capirsi”. Una lirica che è un antipasto del mio nuovo progetto di scrittura che, ne sono certo, richiederà ancora diverso tempo per giungere a completamento.

Ricordo che l’iniziativa de “La zattera della medusa” è legata all’etnopsicologia volta al sostegno e alla riabilitazione del migrante, sicuramente un contesto lodevole e con implicazioni sociali.

Per il resto, come state? Per me è il primo anno di insegnamento su materia (insegno Storia e Geografia a due seconde medie), un’esperienza nuova e a cui sto dedicando buona parte delle mie energie. Nel weekend c’è un po’ di tempo per dedicarmi alla scrittura: divento sempre più esigente nei confronti di me stesso. Scrivo, confronto le idee, cerco nuove strade: non ho la smania di arrivare presto alla pubblicazione del secondo libro. Voglio solo che sia quanto di meglio io riesca a creare.

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Detskaya Literatura

“Detskaya Literatura” è stata una casa editrice per l’infanzia, nata in Russia nel 1933 per volere del governo sovietico. C’è da dire che per molti decenni qualsiasi produzione artistica, in Russia, doveva passare attraverso l’imprimatur governativo e attraverso le case editrici e discografiche di Stato (per la musica, ad esempio, c’era l’etichetta di stato Melodija, fondata nel 1964 e tramite la quale dovevano passare tutte le incisioni, le fabbriche di dischi e il commercio degli stessi).

 

Se si voleva sopravvivere, bisognava scendere a compromessi, e forti erano le pressioni a conformarsi e ad abbandonare influenze occidentali. Detskaya pubblicava anche singole fiabe a fascicoletti in versione tradotta in altre lingue, e anche questa bella stampa de “L’uccello di fuoco” di fine anni ’70/primi ’80 fa parte delle svariate cose (libri, oggetti, monete, francobolli) che mio padre portava dalla Russia ogni qualvolta ci faceva un salto.

 

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Tre scene del XXI° secolo (Inedito)

Mentre vi ricordo che potete trovare “Le Stanze Dentro” anche su MondadoriStore e IBS (vi consiglio il primo perché ha copie disponibili, mentre amazon e Feltrinelli a quanto pare hanno esaurito la prima tranche di copie e occorre aspettare), il lavoro di scrittura continua.
A voi un’anticipazione di ciò che con tutta probabilità finirà in una seconda raccolta.

Tre scene del XXI° secolo

Pioggia di ferro scava acquari di sangue.
Alla maggiore età del secolo,
su pavimenti a sonagli,
ho raccolto tre frammenti.
Nel primo,
tra i fantasmi olivastri
delle Twin Towers,
nel madrigale dei tuoni metallici
restavano uncinati a pezzettini,
rampicanti su cespi di fiamma,
i versi a capo chino di Wisława Szymborska.
Tra fiordi rossi e magri
allevati col sangue di settembre,
facevano capolino paradisi di semi.
La gente, a casa, ripuliva dal fuoco le televisioni.
La seconda scena, a Mumbai.
Uomini neri ringhiavano ai tabernacoli
e volava una kippah nei cieli indiani,
facendosi larghissima
in testa al Taj Mahal.
Stregoni sulle altalene
trafiggevano agnelli.
La terza, a Paris.
Tremavano le sillabe di Offenbach,
crollando in tre tronconi:
Ba-rbarism
Ta-chisme
Clan-destin.
E per destino,
staccatesi da terra,
voleranno le scene in un dipinto,
abbracciate su locomotive di mandorli,
appese sulla stecconata magiara
che gela i migranti del Secolo Ventuno.
Così noi, affacciati
sugli angolini delle antologie,
scivolando con gli occhi a centro pagina,
come levrieri a vela torneremo.
Ritorneremo incastonati al centro
ad esser parte di qualcun altro,
se ognuno è sempre,
in parte,
un altro.

Mauro De Candia ©2018

Dipinto: Ali Banisadr, Contact (2013)

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Altro riconoscimento: anche quest’anno finalista al “100 Thousand Poets for Change” (Giornata mondiale della Poesia)!

Ebbene, anche quest’anno – come lo scorso anno – sono stato selezionato tra i finalisti italiani del “100 Thousand Poets for Change”: su quasi 1400 domande pervenute saremo circa 130.
Stavolta la manifestazione si terrà (sempre a Roma) il 29 settembre nella Cappella Orsini, un luogo davvero prestigioso.

Foto: la Cappella Orsini, vicino a Campo de’ Fiori (Roma)

Purtroppo quest’anno per questioni logistiche ed economiche – da stamattina, ancora assonnato dal viaggio notturno in Intercity Notte, mi trovo in Brianza in attesa di convocazioni dalle scuole – non potrò essere presente, ma ho delegato una finalista di fare le mie veci.
E anche stavolta Monique Namie mi ha tenuto testa: c’è anche lei tra i finalisti, con una poesia molto bella e particolare che ovviamente non vi svelo.
Così come non vi svelo la mia, in realtà una vecchia poesia del blog che non ritenevo all’altezza delle altre, finché non l’ho profondamente modificata per l’occasione.
Che dire? Sono davvero contento di aver doppiato la finale dello scorso anno!